IL MIO GUIZZO DI COLORE PER UN 2026 DI CONTINUITÀ

Cari amici dell’arte e della vita, eccoci qui.

Un’altra pagina di calendario è stata strappata via e abbiamo cominciato un nuovo anno.

Entriamo in questo 2026 e sento il bisogno di augurarvi qualcosa di vero, qualcosa che pesi più dei coriandoli di una notte di festa. E sì, diciamolo: anche più dei chili di troppo che abbiamo accumulato per i cenoni dei festeggiamenti.

Il primo gennaio, come ogni anno, sarà stato per tanti una grande bugia. Il giorno delle promesse e dei buoni propositi che, puntualmente, si sgonfiano già al primo caffè dell’Epifania, lasciandoci uguali a prima, solo con un po’ di delusione in più.

Per questo, non vi auguro buoni propositi o promesse che non manterreste. Perché poi, quando si abbandonano i buoni propositi, non ci si sente all’altezza e si avverte la sensazione di essere sbagliati, quando non è affatto vero. Quando l’unico sbaglio è quello di essersi posti obiettivi irrealistici.

Perciò, vi auguro continuità. Vi auguro la forza di portare avanti il lavoro sporco e meraviglioso del quotidiano, la tenacia di aggiungere un solo, minuscolo tassello al mosaico di ciò che siete già, cercando semplicemente di migliorare, giorno dopo giorno, come un quadro dipinto a olio, per apportare leggere modifiche, ammorbidire sfumature, definire dettagli.

Il mio augurio è che troviate miglioramento non diventando più belli, ma nell’evoluzione della vostra essenza, della vostra anima.

Che le vostre luci siano esplosive, le emozioni libere e i sogni così potenti da sfondare quelle porte psicologiche che ci costruiamo dentro e che diventano barriere e sbarre che ci impediscono di progredire, proprio come cerco di fare io, disperatamente, sulle mie tele.

Il mio lavoro, la mia Pop Art Astratta, in fondo, non è altro che questo, non è altro che il mio urlo interiore che prende la forma del colore, un caos controllato che ha segnato tutto il mio 2025, passato lontano dai riflettori e dalle scene, perché avevo bisogno di studiare, meditare, produrre opere nuove, e che ora, finalmente, sta per trasformarsi in qualcosa di nuovo.

DENTRO IL SILENZIO, OLTRE LA SUPERFICIE

L’anno che ci siamo lasciati alle spalle, per me, è stato un lungo respiro trattenuto. Un silenzio creativo che molti hanno notato e tantissimi mi hanno chiesto quando sarei tornato.

Da fuori, poteva sembrare un’assenza, una pausa. Qualcuno ne ha scritto, come nell’acuta inchiesta di Tamago-Zine, cercando di dare un nome alla mia sparizione dalle scene dopo l’ultima personale alla Galleria Area Contesa Arte. Ma non ero assente.

Ero solo più in profondità, nella dimensione del mio lato creativo.

Avevo bisogno di allontanarmi dal rumore per capire quale fosse la mia vera voce. Ho passato anni a dipingere la superficie del nostro tempo: i volti bombardati da slogan, i loghi che diventano cicatrici dell’identità, i colori vividi e senza ombre che raccontano un mondo senza più nascondigli e che sembra aver perso la bussola.

I miei fiori surreali, le mie prigioni emotive, non erano altro che tentativi di aprire delle porte sulla nostra vulnerabilità collettiva, usando il linguaggio Pop come un grimaldello per forzare le serrature dell’anima.

Ma sentivo che non bastava più, perciò, in questi mesi, ho dipinto nella solitudine del mio studio, illuminato dalla violenza di un giallo o dalla quiete apparente di un blu, lasciando che il caos interiore si sedimentasse e lasciasse al suo posto un’infinità di messaggi da veicolare al mondo.

Ho lasciato che le parole scritte sulle tele si sciogliessero, che le icone pop sbiadissero, per vedere cosa rimaneva sotto. Ho cercato il volto dietro la maschera, la struttura dietro il caos. Ho trasformato il silenzio in pigmento, l’attesa in materia. E ora, quel magma è pronto a esplodere per mostrare le mie nuove opere, finalmente pronte a dialogare con voi.

IL RITORNO: UNA MOSTRA PER RICOMINCIARE A URLARE

Ora, quel caos ha trovato un ordine. Quell’urlo è diventato un racconto cromatico ed è con un’emozione che ho cominciato questo nuovo anno, in cui avverrà il mio grande ritorno.

Nel corso del 2026 inaugurerò una mostra personale che non sarà solo un’esposizione, ma un manifesto.

Sarà il punto di arrivo di questo lungo viaggio nell’ombra e, spero, un nuovo punto di partenza. Sarà una selezione di tele completamente inedite, nate e cresciute in questo anno di isolamento, che segnano per me il trionfo di un’idea di Pop Art contemporanea più intima, più strutturata, forse più adulta.

Ci troverete ancora le esplosioni di vita, i ritratti caotici e le emozioni del mio sogno, ma vedrete anche la loro anatomia, la loro architettura segreta.

Non voglio svelarvi di più. Luogo e date precise arriveranno presto, quando ogni dettaglio sarà definito.

UN AUGURIO CHE SIA UNA TELA BIANCA

Che il 2026 sia per tutti noi un’esplosione di colore e di vulnerabilità. Non l’anno della rivoluzione, ma quello della consapevolezza. Che sia una tela bianca da aggredire con coraggio, ogni singolo giorno.

Grazie per aver creduto nel mio urlo, anche quando era solo un’eco nel silenzio.

Ci vediamo presto.

Marcos Gutiérrez

Pubblicato da Dott. Pasquale Di Matteo, Analista di Geopolitica | Critico d'arte internazionale | Vicedirettore di Tamago-Zine

Professionista multidisciplinare con background in critica d’arte, e comunicazione interculturale, geopolitica e relazioni internazionali, organizzazione e gestione di team multiculturali. Giornalista freelance, scrittore, esperto di Politiche Internazionali ed Economia, Comunicazione e Critica d’arte. Laureato in Scienze della Comunicazione, con un Master in Politiche internazionali ed Economia, rappresenta in Italia la società culturale giapponese Reijinsha.Co.

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