COLORI SENZA CONFINI: IL GRIDO SILENZIOSO DI UNA TELA CHE UNISCE

Ogni pennellata è un tentativo di rompere il muro.

Ogni sfumatura, un gesto di coraggio.

Questo è ciò che agita la mia arte.

L’arte di quell’artista che porta il nome di Marcos Gutiérrez, il mio, che non è soltanto un nome e un cognome, ma un insieme di paure, ambizioni, speranze, sensazioni ed emozioni.

Non dipingo per creare esclusivamente bellezza, ma per sopravvivere, per tradurre ciò che le parole non sanno dire.

Le mie tele sono ponti gettati tra mondi distanti, tra occhi che non si incrociano mai, tra anime che camminano parallele, alla ricerca di un sussulto, di un sorriso, di una comprensione, ma, in fondo, alla ricerca di sé stessi.

SOLITUDINE, OSSERVAZIONE, RIVELAZIONE: IL LABORATORIO DELL’INVISIBILE

La mia arte nasce nel silenzio, da quel senso di solitudine che accompagna un po’ tutti gli artisti.

Nelle strade affollate, nei caffè brulicanti di vite frettolose, nei volti segnati da storie non raccontate, io osservo la vita. Osservo. Assorbo.

Mi perdo nella solitudine condivisa di chi passa, ignaro, davanti al mio sguardo e lì, in quel limbo tra estraneità e intimità, trovo la mia “illuminazione”, un lampo che trasforma l’ordinario in straordinario.

Un sorriso sfuggito tra due sconosciuti diventa una macchia cromatica, così le rughe di una mano che trema si fanno linee spezzate, tracciate con ossessione, ma sempre alla ricerca di un equilibrio tra potenza del messaggio e armonia dei colori.

Così come i cantautori sanno cogliere note musicali dalle percezioni, io ne traggo colore, costruzioni cromatiche che prendono forma e vita sulle tele.

DALLA PERCEZIONE ALL’ESSENZA: L’ALCHIMIA DEL COLORE

Non replico la realtà, ma la scompongo, la filtro attraverso il mio istinto e la ricostruisco in una sintesi emotiva.

Le tele sono mappe di sensazioni, il calore di un respiro, la tensione di uno sguardo sfuggito, la malinconia di un’ombra che si allunga, tra ricordi e riflessioni che affollano la mia mente, si aggrovigliano nell’anima, per poi esplodere sulla tela.

Uso il colore come lingua primitiva e universale, un linguaggio con cui riesco a comunicare in maniera esaustiva, dicendo cose che faticherei a raccontare a voce.

 Il blu che spesso si ritrova nelle mie opere pop-astratte, non è solo un colore con cui illumino alcune cromie tettoniche che danzano sulla tela, ma è l’abisso di un silenzio condiviso. Le trasparenze sono ricerca di genuinità e di apertura in un dialogo.

DIPINGERE COME ATTO DI RESISTENZA: QUANDO L’ARTE DIVENTA PRESENZA

Non voglio che le mie opere siano ammirate. Voglio che siano sentite!

Ogni quadro è un invito a fermarsi a riflettere, a riconoscersi nell’altro, a lasciar cadere le maschere del quotidiano.

Le forme astratte della mia Pop Art? Sono frammenti di verità.

La profondità delle macchie cromatiche? Sono la pelle delle nostre paure.

Quando dipingo, non cerco risposte, ma, al contrario, pongo domande, urlando con la delicatezza di un pigmento che si mescola all’acqua.

OLTRE LE PAROLE, OLTRE I CONFINI: L’ARTE COME ABBRACCIO

La bellezza dell’arte è nella sua ambiguità rivoluzionaria, perciò non ha bisogno di traduzioni.

Un bambino, un anziano, un migrante, un banchiere: davanti a una tela, siamo tutti vulnerabili. Tutti interpreti. Tutti complici.

Dipingo perché credo in quell’attimo in cui qualcuno, davanti al mio lavoro, trattiene il respiro, intuendo cosa intendo trasmettere, provando le mie stesse emozioni.

Perché in quel secondo, non siamo più estranei. Siamo umani che riconoscono un frammento della propria anima riflesso altrove, su quella mia tela.

IL MONDO È UNA TELA INCOMPIUTA

Le mie tele non hanno firma che sia il mio nome e il mio cognome, ma hanno ferite, domande, speranze e tormenti.

L’arte, per me, è l’antidoto all’indifferenza. Per questo, credo che solo chi sa soffrire per la vita possa creare vera arte.

Io, nella mia espressione artistica, adotto un linguaggio che supera confini, classi e pregiudizi.

Ogni volta che qualcuno si ferma davanti a un mio quadro, so che quel ponte è stato attraversato e che, per un istante, non siamo più soli.

E in un mondo frammentato, questo è già una rivoluzione.

Ecco perché la mia Pop Art è fatta di frammenti che si soprappongono, proprio per rimodulare il mondo che osservo, per smontarlo e riassemblarlo in maniera migliore per tutti.

Questo, umilmente, sono io.

Marcos Gutiérrez.

Pubblicato da Dott. Pasquale Di Matteo

Comunicazionista, Coach | Storia, Arte e Geopolitica per la Leadership | Metodo Kinsaisei | Rappresentante Reijinsha Japan La fabbrica, il tumore, Chagall, la galleria di Parma. Per 24 anni ho ripetuto gli stessi gesti in fabbrica. Non avevo il diploma, non avevo notorietà a 500 metri da casa, avevo una voglia matta di capire il mondo, ma non sapevo cosa farmene. Poi un tumore mi ha fermato. In malattia ho aperto un blog e ho scritto di Chagall. Una galleria di Parma lesse quell'articolo. Quando sono guarito, non sono rientrato in fabbrica. Da quel momento in poi: diploma, laurea in Comunicazione, master in Politiche Internazionali con la Scuola Sole 24 Ore. Quasi 50 anni. Un ruolo che nessuno in Italia ricopre: sono il rappresentante italiano di Reijinsha, una società culturale giapponese che opera in Asia ed Europa. Nel 2024 ho portato 44 artisti giapponesi al Palazzo della Provincia di Bari e sono stato invitato a tenere una conferenza a Osaka. Hanno scritto di me in Romania, Scozia, Brasile, Giappone, Ungheria, Francia, Spagna. La mia rinascita, con tutte le sue rotture, è diventata un metodo. Lo chiamo Kinsaisei: la rinascita dorata. Non nascondere le proprie crepe, ma trasformarle in oro. Usarle come vantaggio competitivo. Un Kintsugi, ma potenziato grazie alla conoscenza della Storia, della Geopolitica e della PNR. Oggi lavoro con CEO, imprenditori e artisti che sentono che la loro prossima vita professionale è già cominciata, ma non sanno ancora come nominarla, comunicarla, venderla. Proprio com’ero bloccato io, prima del tumore. Il primo colloquio è gratuito. Scrivimi. www.pasqualedimatteo.com | info@pasqualedimatteo.com

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